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Devo confessarti che non è facile trovare le parole in questi giorni così pesanti, intensi che stiamo vivendo. Questa guerra ci è entrata dentro al cuore, riempiendoci di una tristezza ed una desolazione di cui avremmo volentieri fatto a meno. Soprattutto perché ci è rovinosamente cascata addosso dopo due anni che già ci hanno messo a dura prova. 

Di fronte a tutto ciò mi è venuto di chiedermi: “chi, che cosa ci dà il coraggio di resistere quando tutto sembra appeso ad un filo, quando il futuro dell’umanità sembra messo in pericolo da una guerra che rischia di trascinare in questa follia distruttrice il mondo intero?”. A cosa ci aggrappiamo? Forse è proprio in momenti come questi che possiamo, dobbiamo riempire il vuoto che lascia dentro di noi la guerra ed attaccarci con tutto di noi proprio alle parole, quelle più illuminanti, in modo da ritrovare un po’ di senso in tutta questa illogica e disumana follia di cui siamo spettatori partecipi. 

Andrea Polidoro
Andrea Polidoro

La brutalità della guerra ci ammutolisce, ci fa sentire smarriti dentro a questa terribile tragedia, ma le parole, quelle buone, possono essere lo scudo per difenderci dalla barbarie e resistere. Operazione dolorosa ma necessaria.

Molti di noi sono tentati di non farsi toccare da quanto sta accadendo. Cercano di non farsi coinvolgere, e ciò non per cattiveria o insensibilità. Semplicemente, non si sentono capaci o meglio, disposti, ad affrontare quell’ondata di emozioni che travolgerebbe il loro cuore. La misura è  colma.

Tanti altri invece, stanno assimilando tutto ciò che sta arrivando dall’Ucraina, senza filtri né barriere, e vengono invasi da angosce e paure che stanno togliendo loro il sonno. Come non capirli? Come non sentire sulla nostra pelle ciò che stanno vivendo milioni di donne, uomini e soprattutto bambini, qui, a un giorno e mezzo di viaggio da casa nostra?

E allora mi dico, “e se provassimo a non lasciare che sia la guerra, la violenza ad avere il sopravvento, distruggendo ogni cosa di questa dolorosa situazione? Se facessimo in modo che “guerra”, non fosse la parola che silenzia le altre possibili? C’è qualcosa che rimane, resiste, sopravvive anche quando tutto sembra venir disintegrato, demolito?”.

La domanda bruciante che mi è girata dentro in questi giorni è stata questa: “quale parola è importante estrarre dalle macerie che si sta lasciando dietro questa terribile guerra? Cosa è necessario preservare, proteggere da questa spietata violenza?”. Nel  deserto dell’anima e nel suo silenzio ho sentito sussurrare la parola “umanità”. “Parla dell’umanità, Andrea”. MI sono girato per vedere chi mi avesse dato questo consiglio così gravoso, ma eravamo solo io e le stelle. “Sì, è una parola bella umanità. Importante. Una di quelle parole di cui abbiamo disperatamente bisogno in questo momento”, ho detto senza parlare. “Voglio provarci!”, anche se ciò implica fare un viaggio nella notte che ci avvolge.

La guerra sembra spazzare via ogni cosa. Ha il potere devastante di mandare in frantumi anche l’umanità. Disgrega, imbruttisce, annienta. Rafforza ostilità dormienti, risveglia istinti primordiali, e trascina dentro derive dove sembra perdersi ogni punto fermo. Dove l’uomo si dimentica di essere umano e lo catapulta nell’inferno della battaglia contro il nemico. Assistiamo impotenti al disastro che sta sconvolgendo la vita di milioni di persone ed avvertiamo la dolorosa sensazione che questa ennesima guerra stia mostrando il peggio di cui noi esseri umani siamo capaci. Sta accadendo ora in Ucraina. Sta succedendo da tempo in altre parti del mondo. E quante altre innumerevoli volte nel corso dei secoli, la storia dell’umanità è stata segnata da drammi indicibili. Si placherà mai questo istinto devastatore che sembra albergare nei cuori degli uomini? Finirà un giorno questo duello spossante tra i distruttori dell’umanità e coloro che tentano instancabilmente di costruire un mondo diverso? Fino a quando?

La violenza scatenata dalla guerra sconfina il limite sacro, invalicabile che si chiama “rispetto per la vita”, e non risparmia nessuno. Neanche i più piccoli, i più fragili, gli ammalati. Se il mondo fosse solo questo spettacolo insopportabile, beh, dovremmo chiudere bottega, buttare la chiave ed ammettere amaramente che abbiamo clamorosamente fallito. Dovremmo riconoscere che non abbiamo imparato niente dalla Storia. Che nonostante i fiumi di sangue scorsi nei secoli, non abbiamo ancora fatto la scelta decisiva capace di cambiare il corso delle vicende umane. Ogni guerra, genocidio, repressione, sembrano rappresentare un altro, ennesimo fallimento per i popoli.  Eppure, c’è un’appartenenza che dovrebbe rappresentare il nostro più grande baluardo alla violenza: quella all’umanità. Al di là dei confini, delle religioni, delle ideologie. Questo nostro essere parte della grande famiglia umana, dovrebbe rendere vano ogni tentativo di prevaricare e disconoscere l’umanità che batte nel cuore di ogni ipotetico “nemico”. 

Andrea Polidoro

Come dicevo nel mio precedente podcast sulla pace, il fragore della guerra e delle armi copre ogni cosa. Eppure in questi giorni stiamo assistendo ad una toccante dimostrazione che l’umanità sopravvive, si rialza, resiste anche se circondata dalla violenza più terribile. Le bombe ed i Kalashnikov non potranno mai uccidere l’umanità che c’è dentro ai cuori! Vogliamo aggrapparci a questa dolorosa speranza? Che ne dici se ripartiamo da lì, per non cedere al potere distruttivo della vita che porta con sé ogni guerra? Questo podcast è un tentativo umile, probabilmente vano, di raccontare altro oltre alle cronache devastanti della guerra. Raccontare l’umanità che emerge e ci fa tenere insieme pezzetti fragili di quella speranza di cui abbiamo disperatamente bisogno per guardare al presente e al domani che ci aspetta.

Il lavoro prezioso di tanti cronisti che sono ora in Ucraina per raccontarci quello che sta succedendo, e la forza dirompente dei social network, ci stanno mostrando un’immagine di umanità diametralmente opposta a quella che appare dall’orrore delle azioni militari. Donne e uomini che stanno resistendo alla guerra e difendendo il valore della vita, di ogni essere umano! Momenti, gesti, dove l’umanità di cui siamo capaci ha fatto saltare la narrazione del nemico da abbattere, per mostrare in tutta la sua fragilità una persona da soccorrere.

Immagino abbia visto anche tu il video di quel giovanissimo soldato russo, probabilmente catturato, che viene sfamato da alcuni civili ucraini. Quel ragazzo è a pezzi. Non gli era neanche stato detto che sarebbe partito a combattere una guerra contro i suoi fratelli e le sue sorelle ucraine. In quelle immagini appaiono alcune donne che si prendono cura di lui. Gli danno un tè caldo, qualcosa da mangiare. Lui, infreddolito, ha gli occhi gonfi di lacrime. Non riesce a parlare. Una donna ucraina, smossa da una toccante empatia, pensa poi di mettere in contatto il soldato con la sua mamma. Per rassicurarla. Il giovane scoppia a piangere, in tutta la sua vulnerabilità più estrema. Non riesce a dire una parola alla sua mamma. Piange come un bimbo terrorizzato, che ha visto cose che non avrebbe mai voluto vedere. “Ci prendiamo cura noi di tuo figlio, Natasha”, dice una delle donne ucraine alla mamma del soldato russo. “Non ti preoccupare”.  L’umanità che c’è nel nostro cuore è capace di fare cose straordinarie! In quel momento quel ragazzo non era più un nemico, ma un poveraccio da aiutare. Nonostante la divisa che portava addosso. Nonostante fosse arrivato lì per eseguire degli ordini volti a fare del male proprio a coloro che si stavano prendendo cura di lui.

Anche nella fragilità più estrema, l’umanità si è raccolta, abbracciata, dimostrando cura e delicatezza nei confronti di chi aveva il cuore a pezzi.  Verso i più piccoli. L’abbiamo visto nelle metropolitane di Kiev i primi giorni di guerra, dove migliaia di persone sono accorse, sì, per cercare rifugio, ma anche forse per unirsi, darsi forza insieme. Quella forza che passava dentro sguardi silenziosi che si scambiavano donne e uomini sprofondati in un incubo. Dentro timidi sorrisi e gesti di solidarietà. Tutti con un occhio di riguardo verso i più indifesi, coloro che non possono capire le irragionevoli cause della ferocia della guerra. Gesti, attenzioni, parole, per preservare i bambini dall’orrore che li circonda. L’abbiamo vista nei bunker dove tutti scappavano a ripararsi. Un’umanità unita da uno stesso destino, capace di prendersi cura gli uni degli altri.

Di questa umanità che non vacilla di fronte a niente ce n’è stata data testimonianza nelle immagini di chi metteva al riparo i piccoli malati del reparto di oncologia nei bassifondi dell’ospedale. La forza di quegli abbracci, di quella tenerezza che cercava di proteggere questi bimbi dalla paura. L’umanità che alza i cuori contro l’efferatezza bellica è presente sui treni stracarichi di rifugiati in fuga dal terrore, dall’indicibile.

Ce ne ha parlato con i suoi gesti anche il nostro ambasciatore italiano a Kiev, che ha fatto di tutto per salvare una ventina di bambini e diversi nostri connazionali, mettendo a rischio la propria vita con coraggio e dedizione. Avrebbe potuto andarsene via subito prima che cominciasse tutta questa orrenda storia. È stato invece uno degli ultimi diplomatici a lasciare la capitale per spostarsi più ad ovest, a Leopoli, verso il confine polacco. 

L’umanità che resiste la stiamo vedendo anche nei paesi confinanti con l’Ucraina, dove si è messa in moto una solidarietà toccante, per cercare di dare accoglienza a coloro che scappano dalla guerra, soprattutto donne e bambini indifesi. Ho visto mani stringersi, asciugare lacrime. Abbracci protettivi che tentano di infondere coraggio. Case aperte per dare un tetto a chi non ha più nulla. MI ha sconvolto una foto: mostra i passeggini vuoti disposti in fila sui binari della stazione, pronti per le mamme che arriveranno con i loro figli. Dimmi se a volte l’umanità non è struggente, non sa inventarsi gesti capaci di scaldare anche i cuori più terrificati! 

Vogliamo parlare poi dell’umanità di chi è partito, anche dall’Italia, per andare a dare una mano ai rifugiati, per andarli letteralmente a prendere e portarli in un luogo sicuro, accogliente. L’umanità di chi anche qui da noi sta facendo di tutto per dare ospitalità a queste vittime in esilio. Alberghi messi a disposizione, case private spalancate, associazioni che mettono a disposizione le loro strutture, e soprattutto braccia tese, cuori aperti, per dare riparo a chi ha visto la propria vita saltare in aria dall’oggi al domani.

Esiste un altro racconto oltre a quello della guerra. Quello silenzioso, che solo occhi benevoli sanno cogliere. Quello che sa tessere l’umanità. Che cerca di prendersi cura delle ferite dilanianti che lascia la violenza della guerra. L’umanità che batte nel più profondo di noi spesso non si piega all’apparente ineluttabilità della violenza. 

Andrea Polidoro
Andrea Polidoro

E questa è una cosa alquanto sconvolgente. Nelle peggiori tragedie, dentro le più grandi violenze, anche dentro i più terribili stermini, ci sono stati sussulti coraggiosi di donne ed uomini che hanno difeso l’umanità! Come se nei peggiori momenti, nelle più terribili vicende, sbocciasse nei cuori di molte persone l’istinto a non annientare anche la nostra natura umana. Anzi, a proteggerla, a custodire la vita, a salvare altri essere umani che in quei momenti riusciamo a vedere con altri occhi.

Ci sono tantissime storie di salvezza avvenute nell’orrore della Seconda Guerra Mondiale. Tantissime! L’ultima l’ho sentita ieri sera e ve la racconto. È la testimonianza di una donna ebrea che all’epoca dei fatti aveva 2 anni e mezzo. Sua madre, nella più totale disperazione per quanto stava accadendo ha fatto un gesto estremo. Ha preso sua figlia e l’ha messa nelle mani di un ufficiale delle SS dicendole “salvala, ti prego!”. Quest’uomo, dopo aver indugiato per un attimo, l’ha presa tra le sue mani. L’ha nascosta sotto il suo caldo cappotto, ed è riuscito a portarla in salvo presso la sua famiglia che viveva al confine con la Polonia, dove è stata poi cresciuta come una figlia. E questa donna salvata diceva: “chi può sapere di aver il coraggio di fare una cosa simile?”. È una storia incredibile, commuovente. No, la guerra non annienta tutto. Risveglia l’umanità dentro ai cuori! La guerra non è l’unica protagonista di queste tragiche vicende umane: a resistere c’è anche l’umanità che non si piega!

Dentro a tutte le peggiori vicende della storia, ci sono storie di umanità che sarebbe cosa preziosa, inestimabile, non perdere. Sono patrimonio dell’Umanità, appunto! 

Quanti racconti di umanità ci sono nella nostra grande Storia! Penso alle Madri (diventate poi Nonne) di Plaza de Mayo in Argentina, che da decenni cercano i loro nipoti strappati violentemente alle loro famiglie durante la dittatura. Penso a chi anche nei peggiori genocidi in Africa, ha scelto di non assecondare la violenza dilagante e difendere un fratello, una sorella. A chi ha detto no al razzismo più buio della storia degli USA, riconoscendo in un “negro”, un umano da difendere e per cui lottare! A chi non si rassegna anche nelle peggiori situazioni dove il valore di ogni persona, della vita viene annientato, e non perde il coraggio di dimostrarsi umano. E quante altre storie, di cui dovremmo fare tesoro per non perdere la Speranza! “Più si diventa indifferenti alla sofferenza delle persone, più aumenta il pericolo che il mondo si disgreghi. È fondamentale che insistiamo sulla nostra umanità”.

Mentre mettevo insieme le idee per questo nuovo podcast, mi sono imbattuto casualmente in un bellissimo film dal titolo “Human”. Dura più di 3 ore ed è di un’intensità pazzesca. Ci trovi un condensato di umanità che fa piangere come un bambino. È un viaggio incredibile fatto di volti (uno più meraviglioso dell’altro!) e di storie (una più toccante dell’altra!). Guardalo, se puoi. 

Ce n‘è stata una che mi ha colpito, forse perché così attuale pensando alla guerra che stiamo vivendo. È il racconto di un ex soldato americano. Narra di un episodio vissuto durante la guerra in Irak. Un giorno accerchiarono una casa per catturare un terrorista. Dopo aver sparato qualche colpo d’arma da fuoco a scopo intimidatorio, l’uomo uscì a braccia alzate, spaventato a morte, pisciatosi addosso per la paura. Descrivendo quella scena il veterano ha detto: “non ho più visto in lui un pericoloso attentatore. Ho visto solo un uomo terrorizzato. Ho visto un uomo. Il suo volto”.

Ho pensato, allora: “ecco dove risiede la sorgente della nostra umanità. Nel volto dell’altro! Abbiamo perso la dimensione del volto. Dello sguardo. Dentro agli occhi dell’altro ci siamo noi stessi. È dentro quel mondo che ritroviamo la nostra umanità. Se guardassimo veramente negli occhi l’altro, abbasseremmo le armi. Rinunceremmo a fare la guerra. Troveremmo quell’appartenenza che ci porterebbe solo ad abbracciarci. Sono gli occhi il segreto per un mondo più umano!”.

Mi è venuto in mente il pensiero cardine di un grande filosofo conosciuto negli anni di studio a Bruxelles: Emmanuel Levinas. Diceva che il volto è il luogo dove incontrare l’alterità, il diverso da noi. E in questo incontro, c’è la sorgente della nostra umanità e la possibilità che nasca “l’uomo nuovo”. IL confronto con il volto, costringe a ripensare i fondamenti della propria cultura, e ci fa passare dal principio di identità a quello di alterità. Dal primato dell’io a quello dell’altro. Cambia tutto! Cambia ogni prospettiva! Si fa largo così l’etica, la responsabilità, l’incontro, la fraternità, e lì, si rivela la più profonda umanità. 

Ecco a cosa ci possiamo aggrappare con tutte le nostre forze! Alla possibilità che abbiamo di tornare a guardare il volto dell’altro! Ecco dove si disarma la guerra: dentro la possibilità che si realizzi questo incontro!

Certo, gli strateghi militari che guidano gli eserciti continuano e continueranno purtroppo a perseguire logiche e scopi che rappresentano dei veri crimini contro l’umanità. Dovremo ahimè continuare a fare i conti con questa guerra in corso, e tante altre che non trovano spazio nel racconto mediatico, che non sembrano avere una fine rapida. Alcuni conflitti sembrano “cronicizzati”, insuperabili. Ma non ci arrendiamo a questa deriva. La nostra lotta deve essere quella a difesa dell’umanità di tutti noi! Far sentire con le nostre vite che oltre alla logica della guerra, esiste un’altra via auspicabile per il mondo intero: quella che si fonda sul rispetto della vita e delle persone. Serve a qualcosa? Sì! A non far calare il sipario sull’umanità!

Andrea Polidoro
Andrea Polidoro

“Non possiamo disperare nell’umanità, dal momento che noi stessi siamo esseri umani”, diceva Albert Einstein. Sì, anche se nel mondo ci sono un mare di cose che non sopportiamo, che ci disgustano, che ci sgomentano, non possiamo, non dobbiamo perdere per strada il nostro credo nelle incredibili risorse dell’umanità! Non è ingenuo ottimismo. Non è il voler vedere a tutti i costi positività anche quando tutto è marcio e corrotto. È credere che al di là del grande fracasso che ci circonda, c’è un’umanità che resiste e non si arrende, e che continua e continuerà a preservare la vita e le persone. Spesso nel silenzio e lontano dai riflettori.

Nutriamoci dell’umanità di cui è piena la storia, di cui siamo circondati. Il mondo ci apparirà meno brutto e desolante. Nonostante tutto. Al di là di ogni cosa terribile che ci avvolge. Non dimentichiamoci mai che ciò che di meglio possiamo fare ogni giorno, è tentare di ESSERE UMANI!

Immagini tratte da Twitter